Ontario Motor Speedway: ascesa e demolizione del superspeedway californiano
Su una distesa di terreno a est di Los Angeles, nel 1970 aprì i battenti un autodromo nato per oscurare ogni altro speedway d'America. L'Ontario Motor Speedway, nella città californiana di Ontario, costò circa 25 milioni di dollari, ricalcò quasi linea per linea il tracciato dell'Indianapolis Motor Speedway e già nella stagione inaugurale richiamò folle ben oltre le centomila persone. Nemmeno dieci anni dopo arrivarono le ruspe. Oggi la gente spinge i carrelli della spesa sul terreno dove correvano A. J. Foyt, Mario Andretti e Dale Earnhardt. Questa è la storia del circuito più ambizioso che l'America abbia mai buttato via.
Costruito per superare Indianapolis
Il progetto prese forma alla fine degli anni Sessanta, in un momento in cui il motorsport americano era in piena espansione e la California meridionale ne rappresentava il cuore commerciale. La regione aveva già circuiti stradali e piccoli ovali, ma nulla in grado di ospitare una gara della portata della 500 Miglia di Indianapolis. I promotori dell'Ontario Motor Speedway non volevano semplicemente eguagliare il celebre Brickyard: volevano superarlo. Il loro ovale misurava, come Indianapolis, due miglia e mezzo, con quattro curve distinte unite da lunghi rettilinei, così che vetture e assetti sviluppati per l'Indiana funzionassero anche in California. Attorno a quella sagoma familiare sorsero strutture che andavano oltre tutto ciò che le corse americane avevano conosciuto: tribune sterminate, box moderni, aree di rappresentanza e un sistema elettronico di cronometraggio considerato all'avanguardia per l'epoca. Il finanziamento poggiava in gran parte su obbligazioni, una scelta destinata a segnare il destino dell'impianto più di qualunque gara. Fin dall'apertura, la stampa coniò il soprannome che sarebbe rimasto: la Indianapolis dell'Ovest.
Tre piste in una
Ciò che rendeva Ontario davvero fuori dal comune era il fatto di non essere soltanto un ovale. Il complesso fu concepito fin dall'inizio come un centro polivalente del motorsport. All'interno dell'enorme perimetro si snodava un circuito stradale che poteva combinarsi con tratti dell'ovale per le gare di vetture sport e monoposto. Accanto correva una pista da dragster costruita apposta, il che consentiva alla National Hot Rod Association di portare le sue massime categorie professionistiche allo stesso indirizzo dove correvano champ car e stock car. Pochissimi impianti al mondo potevano ospitare ai massimi livelli corse su ovale, gare stradali e drag racing senza dover ricostruire nulla nel frattempo. Quella versatilità faceva parte della promessa fatta agli investitori: la struttura avrebbe dovuto produrre incassi quasi ogni fine settimana dell'anno, non solo in due o tre grandi giornate di gara. Nella pratica, riempire il calendario si rivelò molto più difficile che riempire la brochure, ma dal punto di vista puramente ingegneristico il concetto delle tre piste in una era avanti di decenni.
La California 500 e gli anni della Triple Crown
Il gioiello del programma era la California 500, una gara di campionato sulla distanza delle 500 miglia, disputata dalle stesse vetture e dalle stesse stelle della 500 Miglia di Indianapolis. L'edizione inaugurale del 1970 attirò una folla enorme e consacrò subito la corsa tra i più grandi appuntamenti delle monoposto americane. Nel corso degli anni Settanta la California 500 formò, insieme a Indianapolis e Pocono, una triple crown ufficiosa delle gare da 500 miglia; vincerle tutte e tre nella stessa stagione divenne una delle imprese più rare dello sport. Per i piloti Ontario era familiare e insidioso al tempo stesso: le dimensioni ricordavano Indianapolis, ma l'asfalto, il clima e il vento che spazzava la piana dell'Inland Empire davano alla pista un carattere tutto suo. Anno dopo anno la corsa portava in California i nomi più grandi dell'epoca, e per un certo periodo sembrò che lo Stato si fosse guadagnato per sempre un posto al vertice delle corse americane.
NASCAR, dragster e un Gran Premio molto particolare
Il calendario di Ontario andava ben oltre le monoposto. Negli anni Settanta la NASCAR portò sul grande ovale la sua serie regina di stock car, regalando alla costa occidentale una delle sue rare date in un campionato dominato dal Sud-Est. La pista da dragster ospitò grandi manifestazioni NHRA con le migliori squadre professionistiche della disciplina. E nel 1971 il circuito mise in scena uno degli eventi più strani e affascinanti del decennio: il Questor Grand Prix, un'esibizione sul tracciato stradale che contrappose le Formula 1 dell'epoca alle Formula 5000 americane. Vinse Mario Andretti al volante di una Ferrari, davanti a uno schieramento che mescolava habitué dei Gran Premi e stelle delle corse stradali di casa. La gara non venne mai ripetuta, ma resta una nota a margine amatissima dagli storici: una delle pochissime occasioni in cui Formula 1 contemporanee corsero in competizione su suolo americano al di fuori di un Gran Premio iridato.
California Jam: quando lo speedway diventò un palcoscenico
Il giorno più celebre della pista, con ogni probabilità, non ebbe nulla a che fare con le corse. Nell'aprile del 1974 lo speedway ospitò il California Jam, uno dei più grandi festival rock mai organizzati negli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di fan riempirono l'infield per un cartellone che comprendeva, tra gli altri, Deep Purple, Black Sabbath ed Emerson, Lake and Palmer, con esibizioni trasmesse dalla televisione nazionale. Il successo fu tale che nel 1978 arrivò un seguito, il California Jam II. Per i gestori, i festival erano la prova della versatilità del sito e una fonte di incassi più che gradita; per il grande pubblico trasformarono Ontario in un simbolo della cultura popolare degli anni Settanta. La circostanza che una folla capace di travolgere quasi qualunque altra arena trovasse comodamente posto tra tribune e infield la dice lunga sulle dimensioni del luogo.
Il tramonto: debiti, tasse e terreni troppo preziosi
Nonostante tutto il suo splendore, l'Ontario Motor Speedway annegava nei numeri quasi dal giorno dell'apertura. Il finanziamento obbligazionario imponeva alla società di gestione pesanti scadenze annuali e, svanita l'attrattiva della novità, l'affluenza a molti eventi rimase al di sotto di quanto richiedeva il piano industriale. Le imposte fondiarie su un appezzamento tanto vasto erano ingenti, e i dintorni cambiavano a vista d'occhio: l'Inland Empire si riempiva di magazzini, quartieri residenziali e attività commerciali, e i terreni vicini alle autostrade valevano ormai molto di più per l'edilizia che per un uso capace di generare grandi ricavi solo in una manciata di giorni all'anno. Proprietà e dirigenza passarono di mano più volte, con gruppi sempre nuovi che tentavano di far quadrare i conti. Nessuno ci riuscì. Il problema non fu mai lo sport, rimasto di altissimo livello; fu l'ironia di una posizione scelta così bene che il suo valore finì per scacciare le corse stesse.
L'ultimo giro e le ruspe
La fine arrivò in fretta. La stagione 1980 fu l'ultima dello speedway, e la sua ultima grande gara di stock car, nel novembre di quell'anno, ebbe un peso storico autentico: fu lì che un giovane Dale Earnhardt conquistò il suo primo titolo NASCAR, capitolo iniziale di una delle più grandi carriere dello sport. Poco dopo la proprietà venne venduta a operatori immobiliari e nel 1981 le squadre di demolizione rasero al suolo tribune, box e nastro d'asfalto. Della pista, oggi, in superficie non resta nulla. Sui terreni dove si decideva la California 500 sorgono ora centri commerciali, alberghi, uffici e un palazzetto, fusi nel tessuto urbano di Ontario. Quando nel 1997 le corse su ovale di vertice tornarono nella regione con l'apertura di un nuovo superspeedway nella vicina Fontana, tutti vi videro l'erede spirituale di Ontario — un erede che, a sua volta, ha poi dovuto fare i conti con il valore dei terreni della California meridionale.
Sulla mappa
L'Ontario Motor Speedway non esiste più, ma la sua storia fa parte di un panorama molto più ampio di circuiti di ieri e di oggi, in California e nel mondo. Sulla nostra map interattiva puoi individuare il punto esatto in cui sorgeva il grande superspeedway, trovare il suo successore di Fontana e scoprire centinaia di altri impianti. Fai zoom sull'Inland Empire, segui le autostrade a est di Los Angeles e scopri quanta storia del motorsport si nasconde in piena vista.