Texas Motor Speedway: viaggio nell'ovale sopraelevato da un miglio e mezzo di Fort Worth
A nord di Fort Worth, dove la Interstate 35W incrocia la Highway 114, sorge dal 1997 uno dei più grandi impianti sportivi degli Stati Uniti. Il Texas Motor Speedway non è nato per passare inosservato: è un quad-oval da un miglio e mezzo con curve fortemente sopraelevate, costruito per restituire a uno Stato immenso le grandi corse di stock car che gli mancavano da decenni. Quasi trent'anni dopo, il posto mantiene ancora la promessa delle origini: una velocità spettacolare, rumorosa e profondamente texana.
Un'ambizione in scala texana
L'autodromo è opera di Speedway Motorsports e del suo fondatore Bruton Smith, il promotore che aveva già trasformato il Charlotte Motor Speedway in una vetrina dello sport americano. A metà degli anni Novanta Smith individuò nell'area metropolitana in piena espansione di Dallas–Fort Worth il grande mercato ancora inesplorato della NASCAR e fece sorgere dalla prateria un impianto le cui tribune, all'apertura, contavano tra le maggiori capienze dello sport statunitense. La scelta del sito era un calcolo preciso: abbastanza vicino alla metropoli da attirare folle enormi, abbastanza lontano da ospitare parcheggi, campeggi e un infield sconfinato. Il Texas non doveva essere un ovale intermedio come tanti, ma il vessillo di un'espansione destinata a fare della NASCAR un fenomeno davvero nazionale, e ogni dettaglio del progetto rifletteva quella volontà di primeggiare.
L'anatomia di un quad-oval
Sulla carta la pista appartiene alla famiglia degli ovali da un miglio e mezzo che definirono la crescita della NASCAR negli anni Novanta, ma i dettagli la rendono unica. Il rettilineo dei box, in realtà, rettilineo non è: il tracciato a quad-oval si piega due volte leggermente verso l'esterno, avvicinando l'asfalto alla tribuna principale e imponendo ai piloti due correzioni di volante in più a ogni giro. Nella configurazione originale tutte e quattro le curve presentavano una sopraelevazione marcata di 24 gradi, che collocava il Texas all'estremo più aggressivo dello spettro degli intermedi. Una pendenza simile produce un doppio effetto: consente velocità di percorrenza enormi e punisce senza pietà ogni alleggerimento del gas, perché la geometria pretende slancio costante. I giri di qualifica texani sono stati a lungo tra i più veloci mai registrati su un ovale di queste dimensioni, e molti piloti descrivono la sensazione come quella di un piccolo superspeedway più che di un intermedio qualsiasi.
Un debutto turbolento
Il primo anno divenne celebre per il suo caos. La gara inaugurale della Cup Series, nella primavera del 1997, si aprì con un maxi-incidente al primo giro: una traiettoria unica e raccordi di curva insidiosi colsero di sorpresa uno schieramento che scopriva la pista, e Jeff Burton attraversò indenne la confusione per conquistare la sua prima vittoria in Cup. Più grave fu l'acqua che cominciò a filtrare attraverso l'asfalto della prima curva, risalendo da sorgenti sotterranee presenti nel terreno, un problema che impose interventi ripetuti. Le critiche dei piloti ai raccordi tra la sopraelevazione e la parte piatta furono così insistenti che le curve vennero riprofilate prima della stagione 1998. La stessa estate, la visita della Indy Racing League produsse uno degli epiloghi più strani del motorsport: un errore di cronometraggio proclamò dapprima vincitore Billy Boat, prima che la vittoria fosse assegnata il giorno dopo ad Arie Luyendyk, non senza che sulla victory lane scoppiasse una lite clamorosa, con la leggenda A.J. Foyt che arrivò alle mani con Luyendyk. Il Texas cercava titoli di giornale, e li ottenne.
L'IndyCar al limite del corpo umano
Per un quarto di secolo lo speedway è stato anche uno degli ovali di riferimento delle monoposto americane, e a tratti uno dei più controversi. Le curve sopraelevate permettevano alle vetture di girare praticamente in pieno, in gruppo compatto, a medie da capogiro. La dimostrazione più clamorosa arrivò nel 2001, quando la serie rivale CART si presentò per il suo debutto texano. Nelle prove e in qualifica le velocità raggiunte furono tali che numerosi piloti, sottoposti a forze laterali prolungate, accusarono vertigini e disorientamento; la corsa fu annullata su parere medico prima ancora del via. Un'ammissione quasi senza precedenti: una pista aveva superato ciò che il corpo umano poteva sopportare. La serie IndyCar, dal canto suo, corse in Texas dalla stagione inaugurale fino al 2023, firmando alcuni degli arrivi più ravvicinati della storia moderna degli ovali, prima che l'impianto uscisse dal calendario.
La riconfigurazione del 2017
Il cambiamento più gravido di conseguenze arrivò prima della stagione 2017, quando una riasfaltatura completa si accompagnò a una vera rielaborazione del tracciato. Le curve uno e due furono addolcite da 24 a 20 gradi e la pista in quel settore venne allargata, mentre le curve tre e quattro conservarono la pendenza originale. Il risultato è uno dei pochissimi ovali asimmetrici del motorsport di vertice: da allora una vettura va messa a punto come compromesso tra due estremità che ad alta velocità si comportano in modo diverso. L'obiettivo era spezzare la corsa a traiettoria unica che un asfalto nuovo e liscio genera quasi inevitabilmente. Nella pratica, il nuovo manto offriva un grip così elevato che per diverse stagioni l'autodromo sperimentò un composto aggrappante steso sulle linee alte, per accelerare l'allargamento della traiettoria: un'iniziativa che divise il paddock almeno quanto la riconfigurazione stessa.
Spettacolo in salsa texana
Il ritratto sarebbe incompleto senza la cultura promozionale del luogo. Per un quarto di secolo il volto dell'impianto fu Eddie Gossage, promotore di vecchia scuola che guidò l'autodromo dalla costruzione fino al ritiro nel 2021 e gli cucì addosso un'identità spavalda, quella di un posto senza limiti. La teatralità è parte integrante del giorno di gara: i vincitori festeggiano con il cappello da cowboy in testa e revolver cerimoniali in pugno, sparando cartucce a salve verso il cielo, un rituale che non sopravvivrebbe in nessun altro luogo. Nel 2014 la pista rilanciò ancora, svelando Big Hoss TV, un colossale schermo video ad alta definizione eretto sopra il rettilineo opposto e presentato al debutto come il più grande del mondo. Anche l'infield obbedisce alla stessa filosofia: un weekend di gara in Texas è concepito come un festival di più giorni, tra campeggi, concerti e un'ospitalità smisurata in cui la corsa è il cuore di uno spettacolo molto più ampio.
Lo speedway oggi
Il Texas Motor Speedway resta un appuntamento fisso del calendario NASCAR, ospitando la Cup Series insieme alle serie Xfinity e Truck, e nel 2021 e 2022 ha organizzato anche la prestigiosa All-Star Race. Il tracciato asimmetrico continua a plasmare la strategia come nessun altro intermedio: premia i capisquadra capaci di rendere l'auto guidabile a entrambe le estremità e i piloti abbastanza coraggiosi da affidarsi in pieno al lato più ripido. La sua storia condensa l'intera era moderna dei superspeedway: la corsa edilizia degli anni Novanta, la guerra delle velocità tra le serie a ruote scoperte, i dilemmi di ogni riasfaltatura e la ricerca di corse migliori attraverso la riprogettazione. Sugli ovali intermedi si può discutere all'infinito; il Texas, però, non ha mai lasciato nessuno indifferente.
Sulla mappa
Il Texas Motor Speedway è uno delle centinaia di ovali, circuiti stradali e speedway censiti sulla nostra mappa interattiva. Fate zoom sul nord del Texas per scoprire come il quad-oval si inserisce nel paesaggio motoristico dell'area metropolitana di Dallas–Fort Worth, poi allargate la visuale per confrontarlo con gli altri intermedi sopraelevati che strutturano il motorsport americano. Ogni impianto lega la geografia alla storia, e pochi luoghi intrecciano le due cose con la forza di questo tempio della velocità alle porte di Fort Worth.