Bonneville Salt Flats: dentro il tempio dei record di velocità sulla terra
Percorrendo la Interstate 80 verso ovest da Salt Lake City, poco prima del confine con il Nevada il deserto cambia improvvisamente colore: nei pressi della cittadina di Wendover il paesaggio diventa di un bianco accecante. Sono le Bonneville Salt Flats, una sconfinata crosta di sale lasciata da un lago scomparso, che si allunga verso montagne sospese nel miraggio. Da quasi un secolo questa pianura è il santuario mondiale dei record di velocità terrestre: una pista naturale così piatta e così lunga che qui non si misurano tempi sul giro, ma ingressi nel libro dei primati. Nessun luogo della nostra mappa ha origini più singolari, e pochi possono vantare un albo d'oro altrettanto ricco.
Il lascito di un lago dell'era glaciale
Le saline sono ciò che resta del lago Bonneville, un enorme lago pluviale che durante l'ultima glaciazione copriva gran parte dell'attuale Utah occidentale. Quando il clima si riscaldò e il lago evaporò nel corso dei millenni, i minerali disciolti si concentrarono nei bacini più bassi del deserto del Gran Lago Salato. Oggi ne rimane una crosta dura, composta in gran parte di comune cloruro di sodio, adagiata a circa 1.280 metri di quota. Il lago e la pianura devono il nome a Benjamin Bonneville, ufficiale ed esploratore dell'Ovest americano nell'Ottocento, anche se fu il geologo Grove Karl Gilbert a battezzare così il lago preistorico che stava studiando. Il segreto sportivo del luogo sta nel suo ciclo annuale: ogni inverno le piogge allagano la pianura con una salamoia sottile, ogni estate sole e vento fanno evaporare l'acqua e lisciano la superficie in una pista quasi perfettamente piana. In pratica, la natura riasfalta il tracciato una volta all'anno.
Ab Jenkins e la corsa al sale
A trasformare una curiosità geologica in un mito fu soprattutto Ab Jenkins, pilota dello Utah che negli anni Trenta collezionò record di durata su un anello tracciato direttamente sul sale, al volante delle sue celebri Mormon Meteor. Jenkins promosse instancabilmente il sito presso l'élite europea dei cacciatori di record, e nel 1935 arrivò la svolta: Sir Malcolm Campbell portò la sua Bluebird dall'Inghilterra e divenne il primo uomo a superare le 300 miglia orarie su terra, oltre 480 km/h. Da un giorno all'altro la capitale mondiale della velocità si trasferì dalla spiaggia di Daytona al deserto dello Utah. Negli anni successivi i britannici George Eyston e John Cobb si contesero il primato assoluto proprio sul sale, finché nel 1947 la Railton Mobil Special di Cobb raggiunse una media di poco superiore alle 394 miglia orarie, un limite che resistette fino a era dei jet inoltrata.
Turbogetti, razzi e l'ultimo grande primato
Negli anni Sessanta Bonneville divenne l'arena di veri e propri proiettili a turbogetto. Lo Spirit of America a tre ruote di Craig Breedlove infranse il muro delle 400 miglia orarie nel 1963, e nelle due stagioni seguenti Breedlove, Art Arfons con il suo Green Monster e Tom Green si risposero colpo su colpo, spingendo il primato sempre più in alto; fu Breedlove il primo a superare sia le 500 sia le 600 miglia orarie. L'ultimo record assoluto di velocità terrestre stabilito sul sale risale al 1970, quando Gary Gabelich portò la Blue Flame, spinta da un motore a razzo, a una media di poco oltre le 622 miglia orarie, più di 1.000 km/h. Da allora la caccia al primato assoluto è emigrata verso piste più lunghe, come il deserto di Black Rock in Nevada, teatro dei record supersonici degli anni Novanta. Bonneville però non ha mai perso il trono: per le centinaia di record di classe che scandiscono la disciplina amatoriale, il sale resta il giudice supremo e la casa spirituale di questo sport.
La Speed Week, sagra popolare della velocità
Ogni agosto dal 1949 la Speed Week, organizzata dalla Southern California Timing Association, trasforma la pianura in un festival senza uguali. La manifestazione nacque direttamente dal movimento hot rod del dopoguerra, quando gli appassionati californiani, ormai stretti sui laghi asciutti del deserto del Mojave, andarono in cerca di più spazio. Oggi si presentano centinaia di equipaggi: streamliner affusolati, lakester, roadster d'anteguerra, vetture quasi di serie e motociclette, ognuno a caccia di un record di classe definito da cilindrata, carburante e carrozzeria. La stagione prosegue a settembre con il World of Speed della Utah Salt Flats Racing Association, poi con le World Finals e con prove dedicate alle due ruote. Qui si è scritta una delle storie più amate di tutto il motorsport: nel 1967 il neozelandese Burt Munro stabilì un record di classe in sella a una Indian degli anni Venti profondamente modificata, impresa poi celebrata dal film Indian - La grande sfida.
Correre sul sale: istruzioni per l'uso
Un record di velocità sembra di una semplicità disarmante: un veicolo, un rettilineo. La realtà è spietata. I tracciati vengono ridisegnati ogni stagione, con una lunga zona di lancio, settori cronometrati tra cui il classico miglio lanciato e un'ampia area di decelerazione. I record internazionali richiedono due passaggi in direzioni opposte entro un intervallo di tempo limitato, così che né il vento né la pendenza possano gonfiare il risultato: conta la media dei due. Il sale, poi, è un fondo tutto suo: offre meno aderenza dell'asfalto, punisce il pattinamento e ricopre ogni componente di una salamoia corrosiva da lavare via con cura maniacale dopo ogni passaggio. L'altitudine rarefà l'aria, un vantaggio per l'aerodinamica ma un castigo per i motori aspirati. E il meteo comanda su tutto: una primavera piovosa lascia la crosta molle e costringe ad accorciare le piste, e a metà degli anni Duemiladieci diverse edizioni della Speed Week furono cancellate del tutto perché la pianura non si era asciugata.
Un gioiello fragile
La crosta di sale che rende possibile tutto questo è più sottile di un tempo, e il suo futuro preoccupa davvero. Le saline sono terre pubbliche amministrate dal Bureau of Land Management, e da decenni scienziati, piloti e industrie minerarie discutono sulle cause del calo misurabile del volume di sale. Ai margini della pianura si estrae da tempo potassa da salamoie ricche di minerali, e alcuni programmi di ripristino ripompano salamoia satura di sale sulla superficie di gara. Le associazioni dei piloti si battono, sotto insegne come Save the Salt, per progetti di restauro, sostenendo che il sito è un monumento del patrimonio sportivo al pari di qualunque circuito storico. Anche i visitatori hanno la loro parte di responsabilità: guidare sul sale bagnato distrugge la crosta, e perfino una traccia di pneumatico può restare visibile per anni. Il paesaggio sembra indistruttibile; è esattamente il contrario. Chi vuole vederlo con i propri occhi, del resto, non ha scuse: la pianura si trova proprio accanto alla Interstate 80, a circa due ore di auto a ovest di Salt Lake City, con un'area di sosta e una strada di accesso nei pressi di Wendover che portano direttamente sul sale. Fuori dalle settimane di gara chiunque può camminare sulla crosta, e in una giornata senza vento la distesa bianca si fonde con il proprio miraggio in uno dei panorami più surreali della Terra. Occhiali da sole, crema protettiva e molta acqua sono d'obbligo, perché il riverbero del sale raddoppia il sole del deserto dal basso.
Sulla mappa
Per quanto unico, Bonneville appartiene a una famiglia mondiale di territori della velocità: laghi salati, piste aeroportuali, anelli e circuiti permanenti, tutti consultabili sulla nostra mappa interattiva. Ingrandite il nord-ovest dello Utah per collocare le saline nel loro contesto, poi allargate lo sguardo per scoprire gli speedway, le piste di accelerazione e i circuiti stradali che le circondano nell'Ovest americano. E se la storia del luogo più veloce della Terra vi ha messo voglia di partire, la mappa è il punto di partenza ideale per tracciare l'itinerario.