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Aintree: il circuito di Formula 1 dentro un ippodromo

C'è un solo luogo al mondo dove le tribune costruite per la corsa di cavalli più famosa del pianeta hanno applaudito anche una vittoria di Stirling Moss su Juan Manuel Fangio. Quel luogo è Aintree, sobborgo a nord di Liverpool, dove dal 1839 si corre il Grand National e dove, tra il 1955 e il 1962, il campionato del mondo di Formula 1 fece tappa cinque volte. Il circuito automobilistico di tre miglia, tracciato dentro e lungo il percorso degli ostacoli, vide la prima vittoria iridata di Moss, il primo successo di una vettura britannica in un Gran Premio valido per il mondiale e l'affermazione del giovane Jim Clark. Poche piste hanno concentrato tanta storia in così poche gare.

Un autodromo dentro un ippodromo

Per oltre un secolo il nome di Aintree ha significato una cosa sola: il Grand National, la corsa a ostacoli più impegnativa e popolare del mondo. La nascita di un circuito automobilistico dentro i suoi confini, nei primi anni Cinquanta, non fu però un capriccio: fu una precisa scelta imprenditoriale. La proprietà dell'ippodromo voleva far fruttare un impianto enorme che viveva solo pochi giorni di corse ippiche all'anno, mentre la Gran Bretagna del dopoguerra era affamata di motori. Ne nacque una pista in asfalto costruita appositamente, inaugurata nel 1954, che condivideva con la vicina equestre il terreno, gli accessi e soprattutto le imponenti tribune permanenti. Gli spettatori seguivano i Gran Premi dagli stessi posti usati il giorno del Grand National: una convivenza pressoché unica tra le sedi del mondiale dell'epoca, che regalava ad Aintree strutture impensabili per i tanti circuiti britannici ricavati da vecchi aeroporti militari.

Il progetto di Mirabel Topham

L'anima dell'impresa fu Mirabel Topham, la temuta signora a capo dell'azienda di famiglia proprietaria dell'ippodromo. Ex attrice diventata donna d'affari, guidava la Tophams Ltd con polso fermo e impose la costruzione del circuito all'inizio degli anni Cinquanta, in un'epoca in cui una donna alla guida di un grande impianto sportivo era una rarità assoluta. Il suo ragionamento era lineare: un tracciato moderno e ben attrezzato, vicino a una grande città, con tribune e infrastrutture già pronte, poteva candidarsi con credibilità a ospitare la gara più importante del Paese. La scommessa fu vinta quasi subito. Già l'anno successivo all'inaugurazione, Aintree ottenne il Gran Premio di Gran Bretagna, che vi tornò nel 1957, nel 1959, nel 1961 e nel 1962, alternandosi con Silverstone.

Curve con nomi da steeplechase

Il giro misurava tre miglia e correva dentro e accanto al percorso del Grand National, su un terreno piatto come la pianura del Lancashire che lo circonda. Ciò che mancava in dislivelli era compensato dal carattere, e gran parte di quel carattere stava nei nomi. Le curve furono battezzate con i riferimenti del mondo ippico che le ospitava: Becher's Bend richiamava Becher's Brook, l'ostacolo più temuto delle corse di cavalli; Valentine's Way prendeva il nome da Valentine's Brook; Melling Crossing indicava il punto in cui la Melling Road attraversa la pista erbosa; Tatts Corner strizzava l'occhio al recinto dei Tattersalls. Cottage Corner, Country Corner, Waterway e Anchor Crossing completavano un giro che premiava ritmo e precisione più del coraggio. Il terreno pianeggiante garantiva inoltre al pubblico una visibilità insolitamente buona, moltiplicata dalle alte tribune che dominavano il rettilineo del traguardo.

1955: Moss batte Fangio per un soffio

Il primo Gran Premio iridato disputato ad Aintree, nel luglio 1955, produsse uno dei risultati simbolo del decennio. La Mercedes-Benz, all'apice del proprio dominio, piazzò le sue vetture nelle prime quattro posizioni, ma a fare la storia fu l'ordine d'arrivo in testa: Stirling Moss precedette il capitano Juan Manuel Fangio per una manciata di decimi, conquistando la sua prima vittoria nel mondiale e diventando il primo pilota britannico a vincere il Gran Premio di Gran Bretagna valido per il campionato. Il distacco fu così esiguo, e la generosità sportiva di Fangio così proverbiale, che il dubbio non si spense mai: il grande argentino aveva lasciato vincere il giovane compagno davanti al suo pubblico? Fangio sostenne sempre che Moss aveva vinto con pieno merito; Moss stesso ammise di non averne mai avuto la certezza. Proprio quell'ambiguità ha reso leggendario quel pomeriggio accanto alle siepi del National.

Verde inglese: Vanwall, Cooper e Lotus

Se il 1955 fu l'anno di un pilota britannico, il 1957 fu quello di una macchina britannica. La Vanwall arrivò ad Aintree con un passo autentico e, in una gara ricca di colpi di scena, Stirling Moss, tradito dalla propria vettura, rilevò la Vanwall gemella partita con Tony Brooks e la portò alla vittoria. Nelle statistiche il successo è diviso tra i due, ma il suo peso fu nazionale: per la prima volta una vettura costruita in Gran Bretagna vinceva una prova del mondiale di Formula 1. Le edizioni successive raccontano l'evoluzione fulminea dello sport: nel 1959 vinse Jack Brabham su Cooper, la piccola casa i cui motori posteriori stavano rendendo obsolete tutte le monoposto a motore anteriore, nella stagione del suo primo titolo; nel 1961, sotto una pioggia battente, dominò la Ferrari con Wolfgang von Trips; nel 1962 Jim Clark, sulla rivoluzionaria Lotus a monoscocca di Colin Chapman, firmò una vittoria imperiosa, anticipo di un'era.

Il tramonto del Gran Premio

Dopo il 1962 il Gran Premio di Gran Bretagna non tornò più: dal 1964 la corsa si alternò tra Silverstone e Brands Hatch. L'avventura di Aintree ai massimi livelli si chiuse con un'ultima serie di gare di Formula 1 non valide per il mondiale, le apprezzate Aintree 200, a metà degli anni Sessanta. Le ragioni del declino furono soprattutto economiche e organizzative: il calendario britannico si stava consolidando altrove e l'impianto tornò a concentrarsi sulla sua vocazione originaria, le corse dei cavalli. Il grande tracciato smise così di ospitare competizioni internazionali, e il nome di Aintree tornò a essere pronunciato quasi solo in aprile, quando il mondo guarda il Grand National.

Il circuito club che vive ancora

La storia motoristica di Aintree, però, non è mai finita davvero. Un tracciato club più corto, di circa un miglio e mezzo, che riutilizza una parte del disegno originale, è rimasto attivo ed è in funzione ancora oggi: ospita gare sprint per automobili e gare motociclistiche organizzate dai club locali. Tratti del vecchio asfalto del Gran Premio sopravvivono all'interno dell'ippodromo e svolgono un servizio discreto nei giorni di corse ippiche. Chi sale oggi sulle tribune nel fine settimana del Grand National guarda un terreno su cui si sono sovrapposte due storie sportive completamente diverse: qui Moss staccava verso Tatts Corner, là i cavalli saltano Becher's Brook. Aintree resta così un caso raro nel panorama mondiale: un'ex sede del campionato del mondo che non ha mai smesso del tutto di essere un autodromo, e dove i due sport che un tempo la condividevano convivono ancora fianco a fianco.

Sulla mappa

Aintree si trova al centro di una delle zone più ricche di storia motoristica dell'Inghilterra nord-occidentale, a breve distanza da Oulton Park e da numerosi impianti minori della regione. La sua doppia vita di ippodromo e circuito di Gran Premio ne fa uno dei punti più singolari da cercare su un atlante del motorsport. Puoi trovare il circuito, insieme a piste e speedway di tutta l'Inghilterra e del mondo, sulla nostra mappa interattiva. Zoomando sul Merseyside si intuisce ancora dove Becher's Bend correva accanto a Becher's Brook.